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Open Access, digitalizzazione e accessibilità della cultura

Bononia University Press pubblica in open access il primo volume della collana “Alphabet”, dedicata alla pubblicazione delle Tesi di Dottorato dei ricercatori dell’Università di Bologna

Open Access, digitalizzazione e accessibilità della cultura. Ne parliamo con Nicolò Gallio, autore del volume “Framing Death. La morte in diretta, tra cinema e media digitali

BOLOGNA – Nicolò Gallio è il primo autore che ha pubblicato la propria tesi di Dottorato nella collana Alphabet. Un progetto editoriale in open access per rendere accessibili a tutti i lettori la cultura e la ricerca universitaria. La collana è gratuita e digitale e offre alle tesi di dottorato l’opportunità di uscire dalla nicchia accademica attraverso un lavoro di revisione, attualizzazione e semplificazione.

“Framing Death. La morte in diretta, tra cinema e media digitali”. Che cosa si cela dietro il titolo della sua tesi di dottorato?

Il verbo “To Frame” nella sua peculiare sfumatura in lingua inglese mi ha permesso di giocare con le parole e affrontare un paradosso: la morte non si può mai veramente comprendere del tutto, per cui “incastrarla” (to frame, appunto) è impossibile. Inoltre, il frame è anche l’inquadratura cinematografica e fotografica, la lente che utilizzo per analizzare il tema del volume.

Alla luce della sua esperienza in ambito accademico in Italia e all’estero, quale crede possa essere il ruolo della digitalizzazione nella diffusione della conoscenza?

Ho sempre considerato il digitale come un volano molto importante per qualsiasi settore, in particolare viste le necessità del peculiare periodo storico che stiamo vivendo. Alcuni processi hanno subìto una grossa accelerazione, non ultimo l’accesso ad archivi e database. Durante il dottorato ho fruito di una borsa Marco Polo per effettuare una parte del lavoro di ricerca a Londra, allo Screen Media Research Centre della Brunel University e al British Film Institute. In entrambi i casi le loro risorse, compresi molti file digitalizzati, sono state determinanti per completare la raccolta dei dati.

Ogni anno centinaia di dottorandi sono autori di tesi dall’inestimabile valore culturale nei diversi rami del sapere. Come si inserisce in questo contesto un progetto in open access? Pensa che dovrebbe essere allargato anche ad altri prodotti editoriali?

Qualsiasi iniziativa che punti sul digitale e l’accessibilità è encomiabile. La fonte digitale è spesso la prima che si incontra nello studio di qualsiasi materia o argomento, le prime risorse con cui ci confrontiamo sono quelle messe a disposizione dai motori di ricerca e dalle repository online. Spesso, per motivi economici, siamo costretti ad accontentarci delle fonti che troviamo a prezzi più abbordabili, ma questo ha un impatto sulla qualità della ricerca. Se consideriamo la pubblicazione in ambito accademico il modello di business non prevede di vendere copie come nell’editoria “tradizionale”, e l’open access rappresenta un valido strumento per superare un pubblico di nicchia e rendere il tuo lavoro di ricerca più appetibile per un’audience più vasta. Una doppia accessibilità sia legata alla gratuità dell’offerta che all’adattamento delle opere in un formato più comprensibile per un lettore non specialista.

Lei è stato il primo autore a entrare a far parte della collana Alphabet. Come descrive il processo di digitalizzazione della sua tesi di dottorato?

La prima cosa che ho fatto è stato rileggere lo scritto e immaginarmi un lettore diverso, nuovo. Ho modificato ciò che poteva risultare troppo tecnicistico (soprattutto nella forma e nel metodo di citazione delle fonti). Così ha fatto anche l’editor di BUP, fornendo utili suggerimenti in vista di una semplificazione testuale. Abbiamo ricontrollato le fonti digitali, i link e tutti i riferimenti web, seguendo infine le indicazioni della peer review.

Ritiene che una ricerca scientifica possa essere valorizzata attraverso una pubblicazione in open access?

Il punto chiave di una pubblicazione in open access, a mio avviso, è quello di abbattere le barriere economiche di accesso al lavoro di ricerca. Il mio testo è un volume che può parlare a diversi tipi di pubblico e nicchie di studio: non sempre questi pubblici hanno disponibilità economiche per accedere a contenuti trasversali a diverse discipline accademiche.

Lei è dottore di ricerca in Studi teatrali e cinematografici, nonché consulente di marketing e comunicazione. Come descriverebbe il futuro dell’editoria accademica in sole tre parole?

Internazionale, accessibile e sostenibile.

Internazionale, perché di per sé il DNA della ricerca deve essere contaminato da una ricchezza di stimoli provenienti da persone e ambienti differenti. Infatti, si possono avere prospettive più ampie solo se ci si confronta con esperienze di vita diverse e visioni del mondo anche agli antipodi.

L’accessibilità, invece, richiama la necessità di ridurre quante più barriere possibili alla divulgazione dei prodotti della ricerca, troppo spesso relegati alla fruizione nei soli dipartimenti dove sono sviluppati, o nel ristretto ambito degli specialisti della materia.

Infine, va configurato un modello di business sostenibile e scalabile ma che si adatti alle specifiche esigenze delle diverse realtà editoriali, anche affrancandosi dai grossi player del mercato.

— a cura di Giulia Bergami
© Bononia University Press 2020